La percezione di segnali sociali di pericolo nei disturbi dello spettro autistico.

La capacità di riuscire ad afferrare intuitivamente il significato di segnali sociali sottili è un’abilità particolarmente colpita nelle persone con disturbi dello spettro autistico (ASD). Nonostante la loro rilevanza nella comunicazione sociale, l'effetto dell’evitamento dello sguardo dai volti spaventosi che trasmettono un segnale di minaccia ambientale non era mai stato studiato utilizzando stimoli reali negli adulti con ASD. Lo studio Perception of social cues of danger in autism spectrum disorders,  pubblicato su PloS One il 4 Dicembre 2013, condotto da Zürcher NR, e altri, ha utilizzato la risonanza magnetica funzionale, ed ha mostrato che negli individui neurotipici, una percezione periferica di un volto spaventoso viene rilevata più velocemente (come da figura1), e addirittura valutata come più intensa della stessa espressione pericolosa percepita attraverso lo sguardo diretto. E porta istintivamente ad un  cambiamento automatico dello sguardo. 

Lo studio di Zürcher ha coinvolto un gruppo di 26 adulti normodotati con ASD e lo ha messo a confronto con 26 adulti neurotipici del gruppo di controllo. Lo studio ha presentato brevemente volti spaventosi percepiti con lo sguardo periferico, condizione che, in tutti gli studi precedenti, condotti con soggetti neurotipici, è stato dimostrato essere un forte segnale comunicativo di pericolo ambientale, perchè produce diversi modelli di attivazione cerebrale, maggiori di altre situazioni in cui i volti spaventosi sono percepiti con lo sguardo diretto.

 Il panorama di salienza nella percezione si costruisce attraverso una complessa integrazione tra diverse aree: l'amigdala assicura l’attenzione automatica agli stimoli minacciosi, (ed è quella che permette di valutare automaticamente gli stimoli biologicamente rilevanti, anche se al di fuori del focus corrente dell’attenzione), il nucleo pulvinar del talamo, attraverso i suoi collegamenti con l'amigdala e con il collicolo superiore (SC), contribuisce alla selezione degli stimoli salienti, e infine il collicolo superiore, associato agli spostamenti occulti e palesi dell'attenzione, insieme con i campi visivi frontali, è coinvolto nella generazione del movimento degli occhi. L'interazione tra emozioni e direzione dello sguardo coinvolge quindi diversi processi di attenzione sociale, tra cui il ri-orientamento dell'attenzione, della trasformazione in emozioni, così come l’attribuzione dei pensieri e delle intenzioni.

Le risonanze magnetiche funzionali registrate sui soggetti neurotipici hanno rilevato che un’informazione implicita di minaccia produce normalmente l’attivazione cerebrale dell’attenzione, dell'elaborazione dell’emozione e delle reti di attribuzione relative allo specifico stato mentale, mentre questi effetti sono assenti negli individui con ASD. Al contrario, gli individui con ASD mostrano l'attivazione del sistema di elaborazione sottocorticale soltanto in risposta al contatto visivo diretto dei volti (quando interviene un processo di elaborazione cognitiva dell’immagine).

Un ipotetico effetto attribuibile alle differenze di comportamento degli sguardi è stato escluso in un esperimento separato di focalizzazione degli occhi. I dati dello studio suggeriscono che gli individui con ASD sono più sensibili al contatto visivo diretto che non ai segnali sociali di pericolo veicolati dalla visione periferica.

Gli studiosi hanno ipotizzato che le persone con ASD non riuscirebbero a cogliere il significato cognitivo delle  richieste sociali implicite nelle espressioni dei volti perchè non hanno mostrato l'attivazione delle regioni cerebrali associate con l’attenzione sociale rispetto al gruppo di controllo dei neurotipici.

Sebbene sia i soggetti ASD che i partecipanti del gruppo di controllo guardino nello stesso modo con gli occhi nella direzione degli stimoli, le reti neurali coinvolte nell’ attenzione, nella percezione, nell’emozione, nell’attribuzione e nella comprensione delle intenzioni negli individui con ASD non si attivano durante l'elaborazione dei segnali sociali di pericolo. Invece i partecipanti con ASD hanno mostrato un’iper-attivazione del percorso sottocorticale nelle situazioni di uso dello sguardo diretto. Questo suggerisce che per le persone con ASD, il contatto visivo con un’espressione spaventosa è più irritante di uno sguardo periferico pericoloso che è solito segnalare la potenziale presenza di un pericolo ambientale. I risultati di questo studio suggeriscono che nelle prime terapie comportamentali, l'accento dovrebbe essere posto sull’associazione tra stimoli ed emozioni occhio-sguardo, al fine di formare specificamente l'integrazione di questi segnali, consentendo in tal modo i bambini con ASD di accedere al loro significato sociale.

 

 

Zürcher NR, Perception of social cues of danger in autism spectrum disorders 4 dicembre,2013. PLoS One 

   
   
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