1)          H. Gardner, Formae Mentis. Saggio sulla pluralità delle intelligenze. Feltrinelli 1997. Gardner ha formulato “la teoria delle intelligenze multiple” che ipotizza una serie ristretta di potenziali intellettuali di cui ogni umano partecipa: intelligenza spaziale, logico–matematica, corporeo-cinestetica (che sono riferibili agli oggetti); intelligenza linguistica e musicale (che non sono necessariamente legate al rapporto con gli oggetti); l’intelligenza interpersonale e quella intrapersonale  (che sono forme di intelligenza personali). Negli ultimi anni inoltre Gardner ha postulato l’esistenza di altre due forme di intelligenze: quella naturalistica e quella esistenziale.

Nel corso dello sviluppo le diverse capacità interagiscono tra di loro e vengono costruite l’una sulla base dell’altra. In ognuna delle “intelligenze” esistono uno o più centri di “elaborazione dati” e le varie intelligenze vengono mobilitate al servizio di diversi ruoli e funzioni sociali.

 

2)         H. Gardner, Sapere  per comprendere. Discipline di studio e disciplina della mente. Feltrinelli.  1999. Compito centrale dell’istruzione è la comprensione approfondita. Compito specifico degli insegnanti è quello di guidare i bambini a comprendere che cosa in un dato contesto è vero o falso (problema ermeneutico), a saper distinguere tra bello o brutto, (estetica), a comprendere bene o male (scienze etiche).

 

3)         H. Gardner, Educare al comprendere. Stereotipi infantili e apprendimento scolastico. Feltrinelli. 1994.

Il bambino di cinque, sei o sette anni è – secondo Gardner – molto competente. Sa usare con abilità molte forme simboliche, ha messo già a punto un’infinità di teorie solide che gli consentono di dare interpretazioni cogenti a situazioni ed a processi, anche di quelli di cui non ha ancora avuto esperienza. Presenta una modalità di apprendimento geniale, ma presenta, contestualmente, modelli o teorie della mente stereotipate. Per cui l’istruzione può incidere sul  superamento di tali stereotipi, può rinforzare l’aspetto delle procedure adottate in modo scientifico, può valorizzare gli aspetti legati alla creatività. Le ipotesi di organizzazione del mondo formulate dal bambino in età prescolare, “le teorie ingenue”, qualora non dovessero essere modificate dalla verifica in ambiente scolastico, potrebbero continuare ad esistere a fianco delle semplici nozioni acquisite a scuola e ritornare in auge appena il ragazzo abbandona gli studi formali. Il solo criterio per considerare efficace un’azione educativa di istruzione è la capacità di riuscire a promuovere negli allievi un alto grado di comprensione.

 

4)         E. Morin, La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero. 2000

Morin è direttore emerito del Centro Nazionale della ricerca scientifica in Francia, centro che dirige dal 1950.

E’ stato condirettore, fino al 1989 del Centro studi Transdisciplinari della Scuola di Studi Superiori in Scienze Sociali. E’ presidente dell’Associazione per il Pensiero Complesso. Morin ha già avuto modo di esporre le sue teorie in numerosi scritti tra i quali “La sfida della complessità” edito da Feltrinelli.In questo lavoro: “La testa ben fatta”, affronta il problema della conoscenza reale. “Conoscere il mondo, la realtà, le incertezze della conoscenza, portano l’individuo ad integrarsi con la realtà in cui vive, con la natura, con gli altri, con il cosmo”. Per questa ragione occorre aiutare i bambini a contestualizzare le conoscenze, a collegarle con la realtà, con la ricerca condotta dagli istituti culturali specifici. E’ possibile percorrere la strada della conoscenza soltanto cercando quei concetti che Morin definisce “sovrani” e partire da questi per comprendere tutte le connessioni possibili e le relazioni logiche. La pretesa della conoscenza non è quella di sistematizzare la realtà, di eliminare il disordine. Il disordine è all’origine della vita e della scienza. La conoscenza è solo un modo di trattarlo per comprenderlo meglio. Morin sostiene quindi che una testa “ben fatta” è caratterizzata non dall’accumulo del sapere quanto piuttosto dal poter disporre allo stesso tempo di:

a) una attitudine generale a porre e a trattare i problemi

b) principi organizzatori che permettano di collegare i saperi e di dare loro senso.

La testa ben fatta va dunque al di là del sapere parcellizzato (e quindi al di là delle "discipline") riconnettendo sapere umanistico e sapere scientifico, mettendo fine alla separazione fra le due culture consentendo così di rispondere alle sfide poste dalla globalità e dalla complessità delle vista quotidiana, sociale, politica, nazionale e mondiale.

 

5)  F. Borgogno, L’illusione di osservare. Giappichelli, Torino 1978.

G. Blandino e B. Granirei, La disponibilità ad apprendere Dimensioni emotive nella scuola e formazione degli insegnanti. Raffaello Cortina. 1995.

E’ importante che i docenti e comunque tutti coloro che si occupano del processo formativo acquisiscano uno stile obiettivo di osservazione, che imparino a riconoscere anche ciò che emotivamente li colpisce perché legato ad oggetti suoi interni da ciò che effettivamente è utile rilevare per “conoscere” quel determinato bambino. Il docente utilizza da sempre una osservazione valutativa spontanea. Mentre osserva ha comunque un ruolo attivo. Una difesa dall’ansia che si determina nella situazione di mera osservazione è costituita dai protocolli di osservazione occasionale che presentano descrizioni vaghe, generiche, superficiali. “La peculiarità formativa dell’osservazione diretta e partecipante è proprio questo allenamento dell’osservatore a tollerare di prendere con sé anche gli aspetti vaghi, sconosciuti dell’oggetto, così lontani dai propri schemi mentali, accettando conseguentemente di confrontarsi con i propri sentimenti di disagio, stupidità, isolamento e solitudine che sono gli stessi e non ha ancora a disposizione nuovi simboli per rappresentarlo”.

“Nell’esperienza dell’osservazione a poco a poco gli insegnanti sperimentano che vi è un momento molto importante che precede la conoscenza ed ha a che fare con il poter guardare i dati della realtà ancora sconosciuta”. … “Accettare il tempo del caos senza imporre un proprio ordine permette di imparare a tollerare qualcosa che appare pericoloso perché lontano dai parametri e dalle logiche conosciute”.

 

6)  D. Goleman, Intelligenza emotiva. Che cos’è, perché può renderci felici. Rizzoli 1998.

Goleman mette a confronto le conoscenze sul cervello raggiunte dopo la moderna esplorazione attraverso le  moderne tecnologie di esplorazione con i risultati delle ricerche psicologiche e riesce, con parole elementari e chiarissime a svelare tutta l’architettura delle emozioni:

1) A cosa servono le emozioni.

2) 2) Le basi neurologiche dell’intelligenza emotiva.

3)Come imparare a gestire le emozioni può facilitare i rapporti interpersonali.

4)Quanto incide nei processi emozionali l’educazione ricevuta da piccoli.

5)I rischi di una educazione emozionale.

6)Il ruolo della scuola nell’educazione emotiva.

Infine Goleman riporta  alcune esperienze nate sul paradigma di Gardner: “Il  curriculum della scienza di sé” e “Apprendimento sociale ed emozionale”.

 

7) Tara Bennet Goleman,  Alchimia emotiva. Come la mente può curare il cuore. Rizzoli. 2001

Questo lavoro di Tara Bennet Goleman offre una nuova via per raggiungere il benessere: i metodi delle neuroscienze e della psicoterapia uniti alla pratica buddista della "piena conoscenza". Questo lavoro, frutto di ricerche e  di una pratica ventennale, nonché della conoscenza approfondita delle pratiche indiane unisce le più recenti acquisizioni della neurologia e della psicologia a un'antichissima pratica buddista, in modo  da permetterci di penetrare all'interno di noi stessi, compiendo una vera e propria operazione alchemica, tramutando quello che a prima vista può apparire piombo, in oro. Gli alchimisti volevano trasformare, mediante la pietra filosofale, il piombo in oro. Allo stesso modo, l'"alchimia emotiva" - di cui ci parla Tara Bennett-Goleman - consente a tutti noi di superare i momenti di confusione e dolore e conquistare la felicità. Si tratta di un libro che resta innovativo e profondo, in cui le ultime scoperte delle neuroscienze e della terapia cognitivistica si fondono con gli antichi insegnamenti del buddhismo. Nel solco di un grande classico contemporaneo come Intelligenza emotiva, questo testo è insieme un saggio sul funzionamento della nostra mente e un utilissimo manuale che, per mezzo di esercizi semplici, ci consente di giungere alla piena coscienza necessaria per osservare dall'esterno la nostra mente, identificare i comportamenti distruttivi e gli schemi emotivi in cui tendiamo a farci imprigionare, sconfiggerli e giungere al distacco e alla libertà spirituale.

Il caldo fuoco della piena coscienza potrà dissolvere le nubi delle emozioni e rivelare a noi stessi la nostra intima natura. E in questo modo non solo diventeremo più consapevoli e più felici, ma - come sottolinea il Dalai Lama nella sua prefazione - potremo contribuire alla pace del mondo nel suo complesso.

Un libro che c’insegna a riconsiderare noi stessi e la realtà esteriore in cui viviamo.

 

8)   Jader Tolja - Francesca Speciali, Pensare con il corpo Zelig, 2001

 Il libro è un invito a non limitare le nostre capacità di pensiero, quindi a pensare, oltre che con la mente, anche con tutto il corpo. È un libro uscito nel luglio del2000 inItalia, ma ha avuto tanto successo da essere già alla quarta edizione. Si tratta di  un libro sulle connessioni esistenti  tra la mente e il corpo.  Indaga a lungo, con un  lavoro interdisciplinare, sul collegamento esistente  tra la percezione interna del corpo ottenuta mediante la meditazione e le sue varie declinazioni e cambia concretamente il nostro rapporto con gli spazi, i tempi, il lavoro, le persone, il vestire, il linguaggio, il cibo, la sessualità. Al modo in cui cambiano il corpo e l'atteggiamento psicologico in relazione a ciascuno di questi elementi è dedicato un capitolo specifico, che esemplifica con aneddoti divertenti le originali intuizioni che hanno portato i due autori - una giornalista e un ricercatore – (con un'ampia esperienza di tecniche psicocorporee) a scrivere questo libro. Finalmente anche nella nostra cultura va facendosi ormai strada l'idea che non esista un corpo slegato dalla mente e dalla sua struttura emotiva, capaci di determinare la forma e la salute del nostro corpo, tanto quanto la nostra organizzazione fisica influenza i nostri pensieri e le nostre emozioni.

 

Psiconeuroendocrinoimmunologia

 

5)                   Bioterapia nutrizionale

6)                   Il bambino arrabbiato

7)                   Il bambino nascosto

8)                   Il bambino perduto e ritrovato

9)                   Manicomio primavera

10)                 Libri sulla resilienza

11)                  Per ordine del vento

12)                 E venne chiamata due cuori

 

   
   
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