PROGETTO “LINGUA SEGNATA PER UDENTI”


Il progetto “Lingua segnata” è un progetto-pilota rivolto ad un gruppo di persone diversamente abili  che frequentano un centro socioriabilitativo ed educativo diurno, che hanno assolto l'obbligo scolastico e che non utilizzano il comune codice verbale per comunicare, ma  non possono, in ogni caso, essere privati della necessaria offerta formativa utile a facilitare loro la comunicazione.

 La lingua segnata è  uno strumento ausiliario indispensabile per l’acquisizione del senso della propria identità e dignità, per resistere alle tendenze depressive e all’isolamento, sempre presenti nell’ esistenza dell’individuo diversamente abile, per apprendere e fare.

Il lavoro sarà condotto da un’assistente alla comunicazione, traduttrice dei segni, che affiancherà gli altri operatori nelle comuni attività del centro per aiutare i ragazzi frequentanti e gli stessi operatori a trasferire il linguaggio da un codice all’altro. Spesso infatti le persone disabili non parlanti utilizzano, per comunicare bisogni, desideri, sentimenti, emozioni, dei gesti non codificati, approssimativi, tra loro diversi. Occorre consentire loro di arrivare alla codifica dei gesti in modo che i contenuti delle comunicazioni siano accessibili a tutti coloro che condividano lo stesso contesto di vita, in modo che tale codifica sia la più “semplificata” possibile, spendibile anche in un contesto più ampio. Lavorare in gruppo sicuramente faciliterà il processo. Nel gruppo c’è la  possibilità di spostare l'attenzione sull'apprendimento anziché sull'insegnamento, e quindi di cogliere la pluralità dei bisogni dei soggetti; nel lavoro di gruppo è sempre presente la coevoluzione, che permette di vivere anche il limite come risorsa; nella piccola comunità si  valorizza la vita sociale, nei suoi diversi aspetti, aspetti  che esigono competenze nella quotidianità. Ogni giorno i ragazzi debbono provvedere ai piccoli compiti relativi alla loro autonomia come lavarsi, mangiare, apparecchiare la tavola, riordinare il materiale ecc. Queste attività non hanno una progressione lineare, ma una ricorsività propria delle attività di cura, con attenzione ai tempi e agli spazi di tutti i giorni. Su queste competenze bisogna lavorare per costruire i “puntelli” del nuovo apprendimento: la lingua codificata dei segni. Questa opportunità viene tante volte ignorata  o viene dato per scontato l’impossibilità, per chi non è riuscito ad apprendere come utilizzare il linguaggio vocale, di poter apprendere un codice: ma è come costruire in altezza (progressione cognitiva) senza avere una buona e larga base su cui poggiare. Invece il tentativo di  cercare nuove strade per la codifica dei bisogni , dei desideri, delle emozioni porta ad un nuovo e più nobile obiettivo:  l'integrazione. Il lavorare sui segni  può portare un beneficio a tutti perché attiva nuovi percorsi  neurali inesplorati, percorsi della mente che potrebbero essere rimasti inattivati e che necessitano semplicemente di uno stimolo, di uno spunto. Il metodo, quello di partire dalle attività ordinarie della vita del centro,  richiama l'attenzione di tutti sulle cure ricorsive, facilita la costruzione di mappe mentali che portano a nuovi apprendimenti. Inoltre, la coevoluzione e la partecipazione alla vita insieme, crea i presupposti per un migliore sviluppo nella vita attiva adulta.

 

Le “radici” teoriche del Progetto

Howard Gardner ha individuato non una sola intelligenza, nell’essere umano, bensì: “competenze intellettuali umane relativamente autonome”, ciascuna delle quali dipende da una diversa parte del cervello, formulando così la Teoria delle intelligenze multiple .

Gardner ha dimostrato ampiamente  che ci sono almeno otto  forme di intelligenze: oltre a quella linguistica ed a  quella logica, che sono quelle più note e monitorate, c’è l’intelligenza  musicale, che appartiene a tutti coloro che sanno usare questo codice come linguaggio, esiste una vera e propria  intelligenza  spaziale, che consiste nell'abilità di valutare gli ampi spazi come sanno fare un pilota o un navigatore, o gli spazi locali, come farebbero uno scultore, un architetto o un giocatore di scacchi; c’è poi l'intelligenza cinestetica/corporea, che è l'intelligenza del ballerino, dell'atleta, dell'artigiano, dell'attore; sono poi fondamentali due tipi di intelligenza personale, l’intelligenza intrapersonale, che consiste nella comprensione delle altre persone: come esse lavorano, come motivarle, come andare d'accordo con loro e l'intelligenza interpersonale, che consiste nella comprensione di se stessi, di chi si è, di cosa si cerca di raggiungere; esiste una vera e propria’ "intelligenza naturalistica“ che consiste nella capacità di riconoscere diversi oggetti nella natura: esseri viventi, piante, animali, e anche le rocce, o le nuvole o tipi diversi di tempo; ed infine l’altra, una nona, sulla quale la sua ricerca si sta ancora cimentando, che è quella:“esistenziale” che mette in grado l’uomo di dare risposte ai grandi temi della vita.

L’assistente alla comunicazione propone un “contesto di apprendimento” che è costituito da un nuovo codice, la lingua italiana segnata, favorendo così la costruzione di un canale comunicativo alternativo al linguaggio verbale, con metodi e strategie che potenziano oltre alle specifiche intelligenze (quella visiva e quella cinestetica) anche le altre intelligenze,   così da potenziare abilità diverse nell’individuo. Comprendere le diversità dei linguaggi significa anche essere aperti alle diversità delle molte persone che “parlano” con noi. Per alcune persone riuscire a dialogare rappresenta un’ardua conquista e  non è umano negare a nessuno questa opportunità Per loro è il corpo che parla, le mani parlano, le espressioni del viso parlano.

Ogni persona è un sistema complesso, un mistero vissuto in una individualità  interiore, protesa a manifestarsi ad esprimersi attraverso segni e simboli. Persona deriva dal latino “per-sonare”, che significa “risuonare o suonare attraverso”. I latini chiamavano “persona”, infatti, la maschera di legno che gli attori indossavano sulla scena, nei teatri dell’antica Grecia e d’Italia.  In quel teatro, la maschera non serviva a celare, ma aveva delle funzioni sceniche: i suoi tratti marcati, ingigantiti, la rendevano ben visibile anche agli spettatori più lontani, mentre l'ampia bocca fungeva da cassa di risonanza, come diremmo oggi un megafono, perché giungesse lontano. La LIS in questo caso è proprio il teatro all’interno del quale ogni attore, ogni persona diversamente abile potrà “andare in scena”, proiettare se stesso verso l’esterno, cercare il suo modo per esprimersi attraverso i segni ed i gesti.

 

Obiettivi del Progetto

E' emerso ormai da molto  tempo, proprio nel campo sociologico, ma coerentemente con gli studi psicologici, come l'esclusione non necessiti di vistose manifestazioni, ma possa appartenere a una normale quotidianità, e non abbia bisogno sempre di segnali eccessivi, vistosamente negativi, ma possa manifestarsi anche attraverso il pregiudizio positivo, la convinzione di dover  far vivere alla persona handicappata eccezionali favori da parte di un contesto in qualche modo selettivo, selezionato, privilegiato, una sorta di isola felice in cui tutto viene organizzato sulla base dei bisogni del disabile, ma non vengono poi offerte  allo stesso delle reali opportunità di integrazione con il contesto ambientale. Oggi infatti le leggi hanno compiuto degli enormi passi avanti per assicurare una normativa adeguata alle prospettive inclusive,  ma certamente non hanno nessuna incidenza nel determinare gli atteggiamenti e le micro-relazioni; queste devono essere piuttosto conquistate da altre convinzioni e da autenticità di rapporti. Contemporaneamente, in questi ultimi  anni in cui si è sviluppata la prospettiva dell'integrazione, l'approccio psicologico ha messo molto in rilievo il valore della dinamica di reciprocità attraverso l'empatia. Vi sono due versanti con cui questo termine può essere collegato: uno più strettamente relazionale, e l'altro più legato allo sviluppo di quelle prospettive cognitive che hanno avuto in Vygotskij e in Lewin dei punti di riferimento importanti.

Il  modello italiano oggi cerca di organizzarsi  "in rete", creando - secondo il principio della sussidiarietà - una sinergia di rapporti che colleghino più agenzie formative, formali ed informali, intorno ad un unico obiettivo: rendere la vita delle persone diversamente abili la più vivibile, la più accessibile. Costruendo percorsi di apprendimento che durino tutta la vita, nell’ottica dell’educazione permanente.

Le occasioni di apprendimento vanno quindi costruite su misura,  con molte fonti, che vadano ben oltre i confini del quotidiano: attraverso la costruzione di strategie, di scambi,  attraverso il gioco, le attività di laboratorio, le uscite sul territorio, offrendo diverse possibilità di esplorazioni delle proprie abilità e delle offerte provenienti dai diversi  ambienti e dai diversi contesti.

Si tratta di rendere feconda l’imitazione dei diversi linguaggi, utilizzando essenzialmente il gioco come strategia di apprendimento.

La scelta del gioco è strumentale in quanto il gioco è un’attività gratificante, promuovente, educativa, riporta ad una dimensione emotiva positiva, comporta una riconquista del valore di personalizzazione e di responsabilizzazione dei propri atti, concorrendo a valorizzare i diversi partner che partecipano al momento ludico.

La valorizzazione del ruolo del gruppo dei coetanei è infatti un fattore determinante nell’azione educativa, tanto che le attività nel piccolo gruppo e le tante forme di collaborazione sono funzionali, esse stesse, all’apprendimento. E' vero pure che la lentezza (ma non la pigrizia, la sciatteria, il lasciar correre, il semplice intrattenimento) è una misura  dello scorrere del tempo e del modo di operare, che permette a ciascuno di provare e riprovare, di sbagliare senza sentirsi subito misurato e giudicato, di cercare la sua strategia per la soluzione del problema, di trovare piano piano il senso e la misura della sua azione e della sua crescita.

Però molto spesso questo è diventato il punto su cui si è anche corso il rischio di riprodurre una situazione di sostegno che non ha poi avuto una forma evolutiva. L'evoluzione invece,  in un contesto di socialità, dovrebbe poter diventare coevoluzione. Perché il lavoro in gruppo assicura la coevoluzione nella comprensione, e quindi anche nello sviluppo cognitivo, offrendo la possibilità di integrare,  nei percorsi ordinari previsti e programmati nel PEI di ciascun soggetto,  la conoscenza del proprio e dell’altrui deficit per accettarli, e la conoscenza degli handicap per ridurli. Ovviamente tale intervento presenta delle differenze a seconda dei deficit: un deficit visibile, perché è tale da ridurre ad esempio la mobilità di un soggetto, è affrontato in un certo modo, mentre un deficit invisibile o di carattere psichico o di carattere sensoriale, ha bisogno di approcci differenziati. In questo specifico caso, il lavoro si orienta nella direzione di aprire soggetti non parlanti alla comunicazione gestuale, la lingua italiana segnata, utilizzando i canali visivo e gestuale, in modo che i pensieri possano trovare forma ed espressione e non vagare nello spazio come fantasmi che nessuno potrà mai vedere.

 

Finalità del Progetto

- Mettere l'individuo in condizione di "poter fare" dato che il "saper fare" gli è attualmente negato;

- mettere l'individuo in condizione di poter reagire con il mondo sociale non soltanto in modo passivo, ma attivo;

- costruire tutto il progetto di vita sulla sua sufficiente capacità di decodifica del linguaggio orale;

- garantire al soggetto "il raggiungimento della massima autonomia possibile e la partecipazione (....) nella vita della collettività" (art. 1 lettera b della legge 104/92).

- mettere il soggetto in condizione di lavorare al passo con l’altro;

- favorire il potenziamento dell'autonomia personale;

- mettere il soggetto in condizione di sfruttare i diversi canali di comunicazione.

Attività incluse nel Progetto:

- Si procederà, con ritmi lenti, ad interrelare le azioni quotidiane con l'analisi delle stesse attraverso l’utilizzo del linguaggio segnato;

- sarà facilitato l’apprendimento dei diversi segni mediante la traduzione gestuale delle parole/frasi più utilizzate nel contesto, dentro e fuori il centro;

- le diverse comunicazioni saranno integrate dai codici iconici e musicali;

- si solleciterà la memoria e l'attenzione dell'individuo diversamente abile attraverso messaggi musicali;

- si tenterà di recuperare l’intero sistema linguistico : il segno codificato favorisce la comunicazione sia in ambito familiare sia extra, favorisce l’ingresso dell’individuo nella comunità linguistica e sociale. Riduce le fatiche e permette il rendimento migliore delle tecniche o delle strategie  impiegate dagli operatori.

- Si cercherà di  agevolare il dialogo tra l’individuo  e la comunità linguistica generale dove egli vive, riducendo i margini della segregazione o esclusione e la sofferenza che ciò infligge.

Personale impiegato

  Assistente all'autonomia e alla comunicazione, operatori di turno

 

Titolo e sintesi dell’idea inclusa nel progetto

PROGETTO LINGUA SEGNATA

Finalizzato al raggiungimento di livelli di recupero funzionale e culturali adeguati alle reali capacità del soggetto.

Entrare nell'ottica di reinserire l'individuo nel suo contesto aprendolo alla “comunicazione segnata” in modo tale da  favorire il recupero del suo ruolo nella società. Al centro dell'obiettivo terapeutico viene a trovarsi il lavoro sull'autonomia nella vita quotidiana. Questo permette alle persone coinvolte anche di aumentare l'autoconsapevolezza e di incrementare l'autostima.

Durata del progetto

ANNUALE (ripetibile)

Indicazione dei bisogni formativi ai quali il progetto intende dare risposte

  • lo sviluppo comunicativo e linguistico in tutti gli aspetti, verbali e non verbali e il trasferimento delle competenze da una lingua all'altra;

  • lo sviluppo cognitivo attraverso la possibilità di una diversa organizzazione delle conoscenze;

  • la definizione di una propria identità accettando il proprio deficit come risorsa

  • occasioni d'incontro e scambio comunicativo con l’altro

Destinatari

Utenti disabili adulti (piccolo gruppo di quattro, cinque utenti)

Risorse umane utilizzabili nella realizzazione del progetto (insegnanti, enti…)

Ins. xxxxxxxxx, assistente alla comunicazione, insegnante di sostegno.

 

Operatori di turno

Risorse materiali indispensabili: attrezzature disponibili

Il contesto di vita del centro, il mondo esterno.

Videocamera per le riprese valutative del percorso formativo (scadenze trimestrali).

Provenienza finanziamenti

A carico del Comune capofila dell’accordo di programma

Individuazione degli indicatori di apprendimento che il progetto vuole far conseguire: conoscenze, competenze,

capacità, strategie

Sperimentare ed apprendere nuove strategie comunicative. Esprimere maggiore autonomia nelle attività di vita quotidiana con l’aiuto del linguaggio dei segni. Riuscire ad indicare  oggetti di uso quotidiano ed esigenze specifiche nella cura di sé e delle proprie cose. Riuscire ad esprimere emozioni, desideri e bisogni utilizzando il linguaggio dei segni. Socializzare e sviluppare abilità relazionali utilizzando i segni.

Tempi del progetto:

10 ore settimanali da novembre a giugno

Costi

€ 30.00 orarie per l’assistente alla comunicazione

Esplicitazione del METODO DI LAVORO

Inserimento del mediatore linguistico nel contesto di vita sociale del  piccolo gruppo dei ragazzi durante le comuni attività di vita quotidiana e/o nelle attività di progetto. Attività di socializzazione, anche creando opportunità esterne al Centro e attività di integrazione nel tessuto sociale del proprio territorio.

 

 

Conclusioni

Il progetto sperimentale “lingua segnata”, applicato in un contesto di persone diversamente abili, punta a rendere efficace l’imitazione dei diversi linguaggi, quali veri e propri “apprendimenti culturali”della persona, quali strumenti di codifica della realtà in un sistema di segni condiviso e codificato. La metodologia si fonda sul concetto di “scaffoling”:costruire  intorno ad ogni soggetto un percorso mirato costituito di una variegata opportunità di risorse di apprendimento,  di tecniche, di  situazioni interpersonali, in modo che questi possa trovare intorno a sé il clima sociale migliore e una complessità di  strumenti  per procedere autonomamente verso la costruzione di saperi. Il linguaggio dei segni è soltanto  una di queste opportunità.

 

   
   
© Formae Mentis Associazione Onlus